Racconti Erotici

Paolo e Mustafa'
Paolo:
Ho conosciuto Mustafà una domenica pomeriggio di primavera,
quando si ha voglia di scrollarsi di dosso, il freddo inverno,
e il sole troneggia il cielo, e irrompe con il primo caldo
e invita a togliersi un po’ d'indumenti di dosso.
Decido di andarmi a fare una passeggiata.
Allora abitavo in Genzano di Roma, Castelli Romani.
Parto e attraverso le stradine di pianura ad ovest dei Castelli,
si arriva in un batter d’occhio sulla litoranea
che da Ostia porta verso Anzio Nettuno.
Non è che fossi molto pratico, ma sbuco verso Torvajanica,
mi dirigo verso Anzio.
Sono circa le 16, 16.30.
Mentre viaggio ad andatura appunto “da passeggiata”
mi accorgo che su un tratto, abbastanza abitato,
ci sono tantissimi marocchini che affollano un paio di bar.
Decido di fermarmi per due motivi:
primo per prendere un caffè, secondo per dare un’occhiata,
senza particolare speranza e dovuta discrezione.
Prendo il mio caffè, accendo una sigaretta e fumo lentamente,
facendo il vago, ma la visione, era molto interessante.
Tutti ragazzetti massimo 30enni, belli,
già in maglietta e maniche corte.
Della mia presenza “sconosciuta” si sono accorti subito,
e mostrano interesse nel chiedersi, forse, “chi è questo”.
Li guardo non con troppa insistenza, senza nessun atteggiamento investigativo
ma tranne qualche tiro di sigaretta con mano un po’ roteata
e qualche sguardo che dal viso si fermava sulla loro patta.
Questo con eccessiva discrezione,
perche' si sa che gli arabi quando sono in due o tre o in gruppo,
amano la loro discrezione e dimostrare la loro “mascolinità”
ma quando sono da soli, o che possono staccarsi dal gruppo,
volentieri offrono i loro servigi sessuali.
Anzi amano il culo, forse più della figa.
Ero troppo eccitato, per andarmene, alla vista di tutta quella bontà,
decido di sedermi ad un tavolo, un po' distaccato, a bere una birra.

Circa mezz’ora, birra e qualche sigaretta,
tutto interessante ma niente di concreto.
Decido di andarmene, ma nello stesso momento era aumentato il desiderio
di accarezzare qualche corpo, di far inturgidire un cazzo tra le mie mani,
nella mia bocca e farlo scoppiare dentro di me.
Salgo in macchina, come uno che non ha niente da fare, metto in moto e faccio un paio di giri nell’arco di qualche km avanti e indietro.
Quando sto quasi davanti al bar dove ho preso il caffè, vedo un ragazzo
che si allontana da solo, penso subito:
“Ecco il cucciolo che si allontana dal branco”.
Tieni presente che le stradine che costeggiano la litoranea
sono fatte a doppia scala.
C’è la Litoranea, da un lato la spiaggia e il mare,
dall’altro lato due stradine adiacenti e trasversalmente stradine
che le collegano fino alla terza stradina che confina con la campagna.

Dicevamo il cucciolo si allontana dal branco sta camminando ancora sulla litoranea,
la supero (lui si è lasciato alle spalle il bar), dallo specchietto lo guardo.
Con enorme sorpresa, grande soddisfazione mi fa cenno con la mano di girare a destra
e si dirige in un di queste stradine.
Ho pensato subito: “La caccia è andata bene, e la cacciagione ottima e abbondante”.

Supero due o tre stradine trasversali e giro a destra,
lentamente, per dare il tempo anche a lui
di dileguarsi e perdersi in qualche posto un po’ isolato.
Mi direziono, a questo punto, nell’ultima strada parallela alla Litoranea,
non ci sono persone, e gli ingressi delle villette
e delle palazzine sono rivolte verso il mare.

Ad un tratto vedo che sbuca da una stradina laterale,
gli vado incontro molto lentamente,
quando sono quasi vicino, si guarda intorno, mi fa cenno di fermarsi,
cosa che faccio, apre la portiera della mia macchina ed entra.
Penso: “dio della caccia, grazie".

Ciao, gli dico, e lui con voce molto maschile mi risponde: “Ciao amico”.

Un attimo d'imbarazzo che mi permette di fargli un’istantanea:
“Ragazzo arabo, sui venti anni,
non molto alto, mani rudi e grandi, fisico
palestrato (naturale), morissimo, labbra carnose,
capelli nerissimi e crespati (ma non troppo),
un pacco che si intravede e promette bene…
Interrompe la mia fotografia: “Sai hai spaventato i miei amici, ma io ho capito tutto!”
Gli faccio: “Perché avrei spaventato i tuoi amici?”,
“Sai (parla benissimo italiano) non ti hanno mai visto qui in zona,
poi con questa macchina…due antennine sopra…”

Avevo un Alfa 64, in effetti, con due antennine sopra che non so neanche cosa siano,
quando l’ho comprata (usata) c’erano, l’ho lasciate.
Era una macchina di rappresentanza della Regione Campania.
Mi dice: “Ma sei un poliziotto?”
“No, no, non sono un poliziotto!”
“I miei amici ti hanno scambiato per una guardia!”
“No, tranquillo non lo sono”

Il ragazzo si tranquillizza e si rilassa sia fisicamente sulla poltrona della macchina
e sia con l’atteggiamento.
Intanto ci siamo allontanati dal caseggiato.
Riprendo: “E tu cosa hai capito, ...dato che mi hai detto - …ma io ho capito tutto – “.
Molto schiettamente e spudoratamente, mi dice: “Tu vuoi il cazzo!”
Sarei voluto sprofondare nella poltrona, per la sua schiettezza,
ma sto al gioco, che facevo finta di offendermi o dire no, no.
Stavo lì per questo!
“Si, voglio un bel cazzo e mi piace anche un bel corpo intorno,
e tu un bel corpo l’hai, mi auguro che hai anche un bel cazzo!”
“Non ti preoccupare – con voce ferma e decisa come chi è sicuro di quello che possiede –
ho un bel cazzo ed è un cazzo che è sempre in tiro e non si stanca mai”.
Metto la mano sulla patta dei pantaloni in effetti… una cosa enorme
e lui girandosi quanto basta sulla poltrona infila la mano dietro al mio culo
e dice: “Ho un cazzo che gli piace molto il culo,
bei culi e con buchetto stretto”.
Mi rendo conto che la caccia è andata oltre ogni attesa,
la preda (alla fine non so se è lui o sono io) e desiderosa di esserla
e il cacciatore e contento della caccia e quindi decido di fare le cose con calma,
gustare e godere del pomeriggio e di tutto quello che offre lentamente.
Gli faccio: “Che ne pensi se andiamo a bere qualcosa!”
Mi risponde: “Ottima idea, ma allontaniamoci dalla zona,
non voglio farmi vedere dai miei amici”.
Mi dirigo verso Anzio e per strada si parla (vista l’intesa fatta)
del più e del meno.

Beviamo una birra, l’intesa è reciproca,
anzi mi sembra che ci conosciamo da tanto tempo.
Al banco del bar, certo non con tante persone presenti,
mi da addirittura una pacca sul culo,
cosa molto inconsuetà per un arabo, anche se non sono presenti connazionali.
Ci mettiamo in macchina e gli dico che non conosco posti tranquilli,
lui mi rassicura dicendomi:
“Torniamo verso Torvajanica”, intanto gli metto una mano sulla patta dei pantaloni,
è bella gonfia e promette bene.
Mi dice: “Ti piace il cazzo?”, non posso non rispondere di si!
Mi ripete: “Ti piace fare le pompe… E in culo lo prendi…
perche' sai a me piace molto il culo!”.
Lo tranquillizzo dicendogli: “Mi piace molto fare delle succose pompe
e che mi piace molto nel culo in modo particolare quando è un bel cazzo e si sa usare”,
lui quasi offeso mi dice:
“E’ vero che sono giovane (ha 19 anni) ma sono esperto e mi piace godere e far godere”.
“Ok…” gli dico, “…allora siamo in due che vogliamo divertirci...”.
APPENA TROVO TEMPO DI RACCONTERO' COME E' ANDATA A FINIRE...